Frankenstein – La recensione

14 Marzo 202662/1006 min
Uscita
2025
Regista
Guillermo del Toro
Paese
USA
Durata
150'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna sonora
Semantica
In breve
Guillermo del Toro si imbarca nell’ennesima opera “mostruosa” della sua carriera senza però regalarci sussulti diversi di quelli di una semplice novità da piattaforma streaming. Dimenticabile. E se parliamo di un film con protagonista un mostro non è cosa buona.

Il 2025 ha visto l’uscita di Nosferatu, Dracula e Hamnet.

Più che un anno, è stato un corso di letteratura britannica.

Va a fare compagnia agli altri titoli Frankenstein, prodotto da Netflix che per non essere citata in giudizio direttamente dagli eredi di Shelley affida la fatica a Guillermo del Toro, uno che quando si tratta di mettere in scena il conflitto tra uomini mostruosi e mostri umani ci si fionda.

Chiacchiere introduttive da bar? Mera nozionistica da snocciolare? Per citare un illustre politico della nostra Repubblica: “Questo non creTo”.

Ho richiamato questi elementi perché il primo commento a caldo con il sig. Me stesso è stato “ma questa è una versione sbiadita de La forma dell’acqua”.

E se “La forma dell’acqua” è risultato vincente, perché non riprovarci con Frankenstein?

Secondo me lo sforzo non sarà sufficiente per la vittoria. Giocatevi questo pronostico con moderazione.

Rispetto all’altro film, quello da Oscar, cambiano ovviamente il contesto e le dinamiche interpersonali. La semantica e quel gusto visivo “industriale” (c’è un primo piano del dottore seduto sulle scale del suo laboratorio che merita solo applausi) sono invece estremamente riconoscibili.

Analogamente a quanto accaduto per il Dracula di Besson, Frankenstein ha quindi la firma del suo regista, è la sua personale versione e come tale si ispira liberamente al romanzo di Shelley, ma con risultati discutibili.

La versione “taurina” di Frankenstein si divide in tre atti.

Preludio: il dott. Victor Frankenstein viene trovato quasi esanime dall’equipaggio di una nave danese intrappolata tra i ghiacci, viene soccorso e comincia a narrare la sua storia personale.

Atto I: Victor racconta com’è diventato il dott. Frankenstein, la sua ossessione di vincere la morte e le debolezze fisiche dell’uomo e l’esperimento che ha generato il mostro.

Atto II: la creatura di Victor dà la sua versione dei fatti dalla creazione in avanti.

Le parti del racconto verranno a congiungersi e incontrarsi fisicamente nel finale del film.

I punti fondamentali su cui batte costantemente la pellicola sono almeno due: Frankenstein dottore aspira a creare un essere umano senza imperfezioni, riuscendo in un’impresa non riuscita nemmeno a Dio; Frankenstein mostro non ha chiesto di essere creato uomo ed è costretto a soffrire peggio di un uomo.

Questi due punti costituiscono l’azione e conducono sempre, dopo giri immensi, a due reazioni: Frankenstein dottore rimane deluso della sua creatura e passa la sua vita a cercare di eliminarla perché a suo modo imperfetta come l’uomo; Frankenstein mostro pretende di svolgere una vita normale e dedica la sua esistenza alla ricerca di questa normalità.

Perché la parte dedicata al mostro occupa molto meno spazio di quella dedicata al dottore e sembra oggettivamente monca?

“È vostra la Punto verde in doppia fila?”“

Scusate ragazzi, devo andare, comunque ottimo lavoro, direi che lo chiudiamo qui il film”.

Ecco, il film è proprio questo: un’eterna ricerca di qualcosa che non arriva mai. In diversi punti si attende una svolta che però non c’è. Anche Oscar Isaac, con una recitazione perennemente sotto l’effetto di efedrine, ha cercato di capirci qualcosa di più. Qualcuno dice che sia uscito pazzo dall’esperienza.

Aiuta poco anche il comparto tecnico: la storia fila via senza sussulti emotivi generati, che so, da una melodia, un simbolo, un’immagine.

È come se il film sia rimasto vittima della stessa maledizione di Frankenstein mostro: nel tentativo di mostrarsi diverso ma perfetto, si è rivelato semplicemente incompreso.

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Jingle Welles

Jingle Welles

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