Marty Supreme – La Recensione

15 Marzo 202677/1007 min
Uscita
2025
Regista
Josh Safdie
Paese
USA
Durata
149 min
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna Sonora
Semantica
In breve
Josh Safdie provoca tutto il suo pubblico narrando le infami gesta del campione di tennistavolo Marty Mauser, sfumando la linea sottile che separa la determinazione dall'essere senza scrupoli.

Comincio questa recensione con la vena ancora chiusa, poi giuro che mi calmo.

Vi racconto le molte sottotrame di questo film: 

Quella di una ragazza messa incinta, abbandonata, picchiata dal marito per il tradimento, coinvolta in crimini e poi abbandonata di nuovo, più volte. 

Quella di un tassista con moglie e figli a carico, raggirato, preso a pugni, il cui taxi viene distrutto.

Quella di un uomo con un cane malato, che gli viene rubato e poi rivenduto per soldi, e non è neanche il suo. Ah sì, c’è di mezzo anche una vasca da bagno, ma non voglio anticiparvi troppo. 

Quella di un’attrice di teatro in declino, sedotta per soldi e poi lasciata a piangere quando i soldi non ci sono più. 

Quella di un talentuoso ragazzo che sognava di fare arte e a cui la vita dà una chance e uno stronzo qualsiasi la toglie. Se vi dicessi che il responsabile di tutte le malefatte appena elencate è solo uno, e che il film ruota attorno alle sue vicende? Quell’ infame si chiama Timothée Chal…VOLEVO DIRE Marty Mauser, figura ispirata al poliedrico atleta statunitense Marty Reisman.

L’impressione è che il regista Josh Safdie voglia fare leva sulla nostra tendenza a giudicare e spingerci a praticare la mancanza di empatia. Obbiettivamente, in questo protagonista non c’è niente, ma veramente niente da salvare. I traguardi che ottiene non ci appaiono come indici di una storia di successo, ma quasi come sfizi, che arrivano dopo talmente tanti colpi bassi e raggiri da farti fare un applauso ironico e dire “complimenti. Adesso vai in carcere e muori da solo però, vero?”. D’altro canto, se il senso del film voleva essere quello di rappresentarci la controversia di un self-made man che in qualche modo ce l’ha fatta, lo possiamo considerare un fallimento: prendiamo atto che la storia è scritta dai vincitori, da chi mette i soldi per la carta e penna necessarie a scriverla, che uno così comunque nella vita se la cava perché attira l’attenzione di quelli coi soldi e perché ha la faccia tosta. Ciò detto, Marty Mauser non lo considererei certo un esempio da seguire, e della redenzione finale non so bene cosa farmene. 

Il fatto è che il personaggio non è intrinsecamente cattivo, e questo Chalamet lo rende davvero bene: strumentalizzare le persone non è un piacere per lui, ma solo un mezzo per un fine che ha sempre ben chiaro, e che passa per un tavolo di metallo, una pallina di plastica -bianca o arancione che sia- e due racchette di legno.

Non gli dispiace, non se ne pente: ha dato la sua vita al ping pong.

 

Allora cosa ci rimane? Non un capolavoro, ma un film ben fatto, con una sceneggiatura solida e un protagonista preminente. Se nessuno degli attori -incluso Chalamet- ci regala una performance indimenticabile, non si può neanche dire che non siano convincenti. Agli Oscar se la gioca per la statuetta come miglior film? Ho i miei dubbi, ma senz’altro è capace di suscitare emozioni e riflessioni. 

La sfida più grande, con Marty Supreme, è non abbandonarsi al tifo o alle sole reazioni a caldo, perché odiare il protagonista è facilissimo. Invece provate ad ascoltare le sue parole, quando dice che crescere senza alcun supporto economico (o psicologico) lo ha portato a cavarsela in QUALUNQUE modo possibile, e avere talento, intelletto e un carisma da vendere non sono comunque bastati a spianargli una strada che passa, sempre, per un capitale difficile da trovare attorno al tennis tavolo. 

Fatto questo, provate a fare lo stesso esercizio di immedesimazione con Timothée Chalamet per l’uscita infelice che ha avuto sui teatri d’opera (andatela a recuperare, se ve la siete persa), e poi valutate voi con chi è più difficile empatizzare.

Autore

Martin Scherzoso

Martin Scherzoso

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