Spider-Man: Brand New Day – La recensione

4 Agosto 202680/1006 min
Uscita
2026
Regista
Destin Daniel Cretton
Paese
USA
Durata
145'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Effetti speciali
Colonna sonora
Semantica
In breve
Peter Parker deve prendere in mano e per mano l’MCU, portarlo verso Doomsday e oltre, restituire la speranza agli spettatori e non perdere la propria anima da adolescente amichevole e tormentato nel mentre: niente male come responsabilità, ma riesce a fare tutte e tre le cose. 

Ci eravamo lasciati con Strange che lancia un incantesimo per far dimenticare a tutti la vera identità di Spider-Man e ripristinare l’ordine nella nostra dimensione.

L’incantesimo ha funzionato talmente bene che a essere colpito è stato l’intero universo Marvel, destinato ormai da tempo a un triste anonimato (ma voi ricordate veramente quelle povere anime di Shang Chi, Eternals e quelle Superchicche comparse in The Marvels?).

Tocca di nuovo a Spider-Man porre rimedio alla situazione (vi piace come fan fiction?).

Se ci leggete saprete già che le recensioni del MCU vanno oltre quelle fredde categorie codificate con cui giudichiamo le pellicole. C’è almeno un’altra categoria nascosta, un composto di affezione, inventiva e magia con la quale riteniamo che debbano essere valutati i prodotti della Casa delle idee. 

Ebbene, dopo tempo immemore, ci è stato finalmente restituito quel sapore marvelliano. Significa che ci troviamo di fronte a un bel film? Sì, tutto sommato è costruito bene e riesce a nascondere come nella stagione d’oro i problemucci di sceneggiatura che spesso accompagnano i titoli del MCU.

Ma il vero merito di questo film è un altro: aver consegnato al pubblico il vero Spider-Man e il vero Peter Parker. È impossibile uscire dalla sala senza considerare quel personaggio come un fratello, così dannatamente inadeguato di fronte alla magnitudine dei problemi che si trova di fronte eppure ostinato, vero e sincero.

Si ha la sensazione che con questo episodio il personaggio abbia finalmente trovato la sua dimensione ideale. Per la prima volta infatti ci troviamo al cospetto dell’amichevole Spider-Man di quartiere: New York è protagonista quanto lui, la città è la sua tana, i problemi della città il suo pane quotidiano (o le sue “patate”). Allo stesso tempo, l’arrampicamuri rimane centrale (e a questo punto forse indispensabile) nel quadro più ampio di trame e sottotrame che si vanno sviluppando.

Tom Holland, te lo sei guadagnato sul campo il titolo.

Preferiamo non parlarvi della sceneggiatura perché farlo significherebbe condizionarvi nella visione di un film che non ha precedenti nel suo universo. Lo diciamo avendo in mente il villain, il carattere poliedrico del protagonista, il suo rapporto con gli altri tizi con poteri e gli incastri con il MCU. Per spiegare un po’ senza rivelare troppo: un’alchimia così con altri personaggi, più o meno noti sul grande schermo, non si era mai raggiunta, inclusi Deadpool e Wolverine, per dire.

Possiamo dirvi che le abbiamo dato un voto in paragone più basso perché il film è accostabile ad un giallo, in cui la trama è molto ben costruita, ma la soluzione alquanto scontata. Volendo proprio fare un paragone, questo film ricorda un po’ i primi due Iron Man e, proprio come quei due film, speriamo vivamente che si costruisca sopra il prosieguo della saga (e no, non parliamo di Iron Man 3).

Chiudiamo con una menzione d’onore alla regia. Chiunque abbia messo mano a uno dei videogiochi della Activision dei primi duemila, o i più recenti della Insomniac, non può non aver notato la somiglianza nelle scene d’azione e di movimento dell’uomo ragno: ce lo meritavamo.  

Autore

Martin Scherzoso e Jingle Welles

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