Il pugno del condor – La recensione in 70mm

21 Dicembre 20257 min
Uscita
2023
Regista
Ernesto Díaz Espinoza
Paese
Cile
Durata
85'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna Sonora
Semantica
In breve
Questo film non è brutto. Sarà pure ridicolo, confuso, brutto, insensato, ma di certo non è un film pornografico.

Una cosa che può succedere quando ti infogni troppo nei meandri delle piattaforme è che cominciano a consigliarti film sempre più discutibili, vecchi, mai sentiti, con attori a volte anche molto famosi che o si sono prestati a queste opere per vile danaro, o perché i loro agenti hanno toppato un ingaggio. A me non dispiace, ultimamente ne ho visti un po’, e alcuni avevano anche il loro perché. Questo, però, non è uno di quei film.

Sia chiaro: io sono un estimatore dei film low budget che sanno giocare bene sulla sottile linea che separa il trash dal genio, il nonsense dal citazionismo e la semplice povertà dal cinema indipendente. 

La cosa che mi manda in bestia, però, sono i film palesemente scrausi, ma che pretendono di essere seri, fallendo -sempre- miseramente. 

Visto che il film parla di tutte cazzate new age e da occidentali’s karma, faccio un bel respiro e comincio. 

In cima a una montagna in centroamerica c’è una scuola dove si tramanda un tomo contenente una tecnica di combattimento precolombiana. La scuola è guidata da un solo maestro, che poi diventano due, ed ha vari allievi, liberi di andare e venire e di sbirciare le lezioni altrui. Insomma, insegni la più letale tecnica mai esistita? Sì, ma niente di serio. Il destino ha voluto che due fratelli gemelli fossero l’uno scelto e l’altro rifiutato da questa scuola, per poi ritrovarsi anni dopo come nemici mortali per avere l’esclusiva sulla tradizione secolare. Geniale la scelta di chiamare la tecnica “il pugno del condor”, un animale che vola e, se proprio deve combattere, lo fa con becco e artigli. 

Il film vorrebbe giocare su un’ambiguità tra gemelli per non farti capire chi, tra il pelato e il capellone, abbia fatto cosa all’altro, quando, chi sia il buono e chi il cattivo, e soprattutto chi dei due sia in possesso dell’agognato manuale: infatti il montaggio è spezzato tra presente e passato, personaggi mai visti né contestualizzati che compaiono solo per morire poco dopo, capigliature che cambiano per confondere l’osservatore, anche perché l’attore che interpreta i due gemelli è sempre lo stesso.

Voleva essere Memento, invece è solo un polpettone mal riuscito.

Questo è poi condito da un sottofondo quasi costante di massime da allenamento francamente da latte alle ginocchia, ma sussurrate con voce ASMR, con flauti di pan in sottofondo e inquadrature a caso di onde sulle rocce o campi di grano, perciò appaiono mistiche; non pago di ciò, il regista suddivide il film in capitoli dai titoli in linea col tono del film, e con un font che fa sanguinare gli occhi anche a chi non capisce niente di grafica, come il sottoscritto.

Passiamo all’azione, la cosa migliore del film, perché il protagonista (che mi sembra non abbia controfigure) conosce le arti marziali e ha un bel fisico. Il problema è che, a causa di ciò, il film diventa più pubblicità che cinema. Ma soprattutto, in momenti casuali non tanto delle battaglie, quanto degli allenamenti, assistiamo a delle scene che sfidano la fisica a tal punto da far apparire la scivolata di Legolas sullo scudo nel fosso di Helm una realtà documentaristica. Questo, unito a degli effetti speciali usciti dagli anni ’30, produce un film che si fatica davvero a finire di vedere.

Lascio che il voto alla semantica parli da sé su quel particolare aspetto. 

Quanto alla colonna sonora, invece, non so se si siano impegnati a far suonare dei veri archi come quelli predefiniti di un software economico, o se veramente abbiano fatto questa scelta squallida, che d’altronde sarebbe in linea col resto. 

Trovare un pregio in questo film mi è difficile. Il consiglio che vi do è di vederlo con qualcuno che non si prende troppo sul serio e dire loro a cosa vanno incontro prima di iniziare: la serata ‘film di merda’ è già apparecchiata.

Autore

Martin Scherzoso

Martin Scherzoso

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