
- Uscita
- 2025
- Regista
- Jared Bush, Byron Howard
- Paese
- USA
- Durata
- 107'
Voto complessivo
I nostri voti
In breve
Temevo che la redazione avesse affidato al sottoscritto solo titoli degni di una piena crisi dei trent’anni, in cui si fa di tutto per tornare a quando si era bambini, e quindi mi avesse incaricato di recensire in sequenza Jurassic World – Rebirth e Zootropolis 2, l’ultima fatica animata dagli studios Disney. Poi mi sono ricordato che la redazione non ci affida proprio nulla, perchè siamo noi la redazione, ed ognuno scrive dei film che vuole; e allora ho realizzato che a) forse la crisi dei trent’anni è tutta mia e quanto mai reale, e che b) l’istinto mi ha portato al cinema per tornare bambino e mi ha fatto in realtà vedere uno dei migliori film hard boiled degli ultimi 10 anni.
Forse sto esagerando, forse no. Sta di fatto che se già il primo titolo di ormai 9 anni fa poteva essere annoverato fra i migliori classici Disney post-Nemo, Zootropolis 2 si pone in perfetta continuità, su ciascun livello; partendo dalla qualità narrativa e visiva, passando per la colonna sonora e la caratterizzazione degli ambienti e dei personaggi, fino alla filosofia morale che si nasconde sotto tutta la vicenda.
L’incipit rinfresca allo spettatore la memoria e riprende la scena finale del primo capitolo, per poi proseguire la narrazione degli eventi ad una sola settimana di distanza dai fatti raccontati 9 anni fa. Judy e Nick ora sono un duo poliziesco che cerca di farsi notare all’interno del distretto occupandosi di casi che non gli sono stati affidati. Non contenti, finiranno per restare intrappolati in una spirale investigativa che li porterà su sentieri non ancora battuti (letteralmente parlando) alla scoperta di misteri sempre più fitti ed oscuri che avvolgono Zootropolis sin dalla sua fondazione, almeno per come lo spettatore la conosce.
La parabola dei protagonisti è delle più classiche: partono incapaci di gestire il rapporto, arrivano all’estremo punto di rottura, ed infine si ricongiungono più forti che mai, riuscendo ad esprimere al meglio i propri sentimenti.
Ben più originale è invece la caratterizzazione di tutti i personaggi che ruotano attorno al duo esplosivo: tra improbabili coppie di colleghi, psicologi della polizia, magnati ed alto borghesi, proletari rettili (non aggiungo altro per evitare sorprese rovinate), tutto il cosmo di Zootropolis rimescola le carte degli stereotipi caratteristici di ciascuna specie, non solo antropomorfizzando le peculiarità di ciascuno, ma smussando gli spigoli quanto basta per incastrare ogni bestia nel mosaico di una metropoli utopistica.
Non a caso uno dei nuovi protagonisti è un serpente di nome Gary il cui intento inizialmente frainteso si rivelerà poi tutt’altro che malvagio (comunicazione di servizio: la Disney, nessuno sa ancora per quale ragione, ci tiene a far sapere a tutti che è il primo serpente totalmente in CGI da lei realizzato).
Ogni personaggio in Zootropolis percorre due sole strade alternative: o s’impegna con tutto sé stesso a smentire gli stereotipi che gli sono da sempre attribuiti, o nasce e cresce derazzando, e s’impegna come riesce per cercare di tornare sui binari dello stereotipo (prestate attenzione ai felini). Una sola costante domina la metropoli (ed il film, e la vita, almeno secondo Jared Bush): nessuno è immobile in ciò che appare, tutti fremono e si adoperano per far emergere ciò che sono interiormente.
Anche in questo la megalopoli potrebbe tranquillamente essere una qualsiasi città californiana che superi il milione di abitanti. Zootropolis di per sé incarna lo spirito dell’utopia della tolleranza, della fratellanza, e della commistione di razze, generi, religioni e specie: racchiude in sé il vero ed originario significato di “woke”. Gli abitanti invece fanno molta più fatica, diventando “woke” MAGA edition.
A fare da collante c’è una sceneggiatura avvincente e avventurosa, che a volte ricalca un po’ situazioni comiche già viste nel primo (napoletani e dvd falsi vivono ancora nell’immaginario italo-americano nonostante penso non esistano più da almeno 15 anni) ma che imprime a tutta la vicenda una marcia in più: forse non vedevo accadere così tante cose in un cartone dalle avventure del già citato Marlin alla ricerca del figlio. Con una differenza: in questo caso ogni sequenza è ricca di easter-egg e sottili citazioni.
Simpatica ciliegina sulla torta? La canzone scritta a quattro mani da Ed Sheeran e Shakira, (lo Shipname “Shakiran” prenderà piede) che torna ad interpretare la voce della popstar Gazelle, da non confondere con Gazzelle. Non si raggiungono certo le vette toccate da Phil Collins in Tarzan, per citarne uno, ma comunque il lavoro affidato ai due pesi massimi del pop rimane gradevole.
Non so quanti di voi lo avranno già scoperto tramite i social ma, lo ribadisco anche io, chi ha pazienza può restare oltre i titoli di coda per scoprire poi di aver buttato come al solito 5 minuti del proprio tempo. Ben più interessante è invece un dettaglio nei titoli di coda stessi: lasciarvi in sospeso, vista la mia incalcolabile autorevolezza, vi spingerà ad andare al cinema a staccare il biglietto (gira voce che abbia già raggiunto il miliardo).
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Nota a margine:
Ti amerò per sempre, Shakira.




