Jurassic World – La rinascita

3 Dicembre 202572/1009 min
Uscita
2025
Regista
Gareth Edwards
Paese
USA
Durata
133'
Voto complessivo
I nostri voti
Regia
Recitazione
Sceneggiatura
Fotografia
Colonna sonora
Semantica
In breve
Bentornati nella giungla, fra rettili giganti geneticamente modificati e futuribili case farmaceutiche assetate di soldi. Si torna sempre dove si è stati bene. Signore e signori, benvenuti (di nuovo) a Jurassic Park.

Fun fact: non a tutti è noto che nell’ottobre del ‘94 i cinema USA offrivano agli avventori americani un assortimento di film difficilmente replicabile. Lo spettatore medio poteva infatti scegliere se acquistare un biglietto per “Le ali della libertà”, “Pulp Fiction”, “Forrest Gump” o “Jurassic Park”. Un noioso sabato pomeriggio di agosto nei cinema italiani di oggi insomma.

Se questo non dovesse bastare, la cosa ancor più grandiosa era che Jurassic Park, rispetto alle altre pellicole del quartetto, era uscito un anno prima, e resisteva in programmazione in più di cento sale sparse nei 50 stati, nonostante la Universal avesse iniziato la vendita della versione VHS Home Video. La ragione era semplice: Spielberg e Crichton avevano creato uno dei film più iconici della storia del cinema, e non sono ammesse obiezioni di sorta a quest’affermazione.

Quello che avvenne negli anni seguenti è invece più scontato: il film divenne saga, la saga un brand, il brand una macchina da soldi che chiedeva sempre “più denti!” (chi sa bene, chi non sa, si vergogni). Con due trilogie all’attivo ed una chiosa amarcord che riuniva il cast dei personaggi più iconici, sembrava che l’estinzione fosse arrivata anche per il mondo giurassico. Eppure, a dicembre 2024 la Universal caccia fuori un teaser in cui Mahershala Ali, Scarlett Johansson e Jonathan Bailey sono in piena giungla circondati da zampe giganti e colli lunghi 12 metri, come a dire “non ce ne siamo mai andati, non ce ne andremo mai”. Magari, aggiunge il sottoscritto.

La sceneggiatura, sia chiaro, ricicla lo stilema più classico del brand, forte anche di essere stata scritta da nientemeno che David Koepp, già sceneggiatore dei primi due titoli del brand. Da un lato troviamo un gruppo di esploratori pagati per tornare su un’isola del centro america infestata da rettiloni giganti, in questo caso tra l’altro geneticamente modificati; dall’altro una famiglia disfunzionale, composta da padre, figlia maggiore con relativo fidanzato e sorellina zainetto-munita, che finiscono invece sull’isola per una serie di sfortunati e pericolosissimi eventi.

Questa frittura di paranza si ritrova immersa nella giungla più selvaggia, alla ricerca dell’unico eliporto dell’isola abbandonata, cercando di sfuggire ai più feroci predatori che la manipolazione genetica abbia mai creato, con un cast tutto nuovo e forse anche discretamente assortito. 

Certo, i tempi narrativi non aiutano; anzi, a dire il vero in alcuni passaggi sono fin troppo ingenerosi con i validi attori chiamati ad occupare l’inquadratura; le prime due trilogie, seppur ricche di difetti (ad esclusione della prima pellicola del 1993), dosavano l’accadimento degli eventi in maniera tutto sommato sapiente lungo tutto l’arco narrativo, nonostante la natura prettamente action del brand.

In questo caso l’impressione è che la psicologia dei personaggi sia liquidata in 5 battute, o 144 caratteri, per gli amanti dei social ante X, e che le morti per sbranamento si succedano a ritmi di 2 defunti ogni 5 minuti.
Cosa rende allora speciale questa ennesima avventura giurassica, a parte i rinnovati personaggi che la popolano? Due elementi, a dire il vero.

Il primo, non per importanza, è il comparto tecnico/fotografico. Ogni scena soggetta ad effetti speciali è perfettamente integrata nel contesto, restituendo un invidiabile grado di realismo. Quelle creature non esistono, anzi, nel caso specifico la maggior parte di loro non sono mai esistite, eppure sono più reali che mai. Complice di tutto questo anche la lente attraverso la quale vengono filtrati tutti i colori, esaltando i toni tropicali e smarmellando piacevolmente un po’ tutto (sì, sono un tecnico del settore).

L’altro elemento è intangibile, ma pesa quanto un macigno: la nostalgia. L’unico vero grande pregio di questo nuovo capitolo della saga è tutto qua. Da quando Spielberg filmò e firmò il primo grande capolavoro, in ogni successivo titolo bastava sentir partire l’end credits track di John Williams rivisitata per intuire che si voleva riportare lo spettatore a quando era bambino, il mondo era un posto incredibile da esplorare, ed i dinosauri erano la prova che erano esistite e forse potevano tornare in vita creature cool come i draghi, senza scomodare la fantasia (a parte quella della InGen).
In questo capitolo la nostalgia è il leitmotiv che accompagna lo spettatore dai primi minuti e in una climax ascendente arriva al culmine nella scena in cui i protagonisti incontrano il branco di Titanosaurus. Non aggiungo altro, perchè per chi dovesse ancora recuperare il film e fosse un minimo amante del genere, sarà vera goduria.

 

A quali conclusioni porta tutto questo, si chiederanno i più. Rispondo con sincerità: questo titolo rappresenta la variabile imprevista che potrebbe smentire quanto finora successo per i capitoli precedenti. Per Jurassic Park è sempre valsa la seguente legge: ad ogni nuovo titolo che usciva, i fan si professavano delusi, definendolo non all’altezza della saga; peccato che questo era avvenuto per ogni fottuto titolo che non fosse il primo film di Spielberg.

Ora, lungi da me paragonare Rebirth al primo inarrivabile titolo, sento che possa essere il punto di svolta per elevare a nuovi standard una delle storie più belle del mondo del cinema.
Sono il primo a crederci.

Autore

Wes Cracker

Wes Cracker

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